Quattro sabati allupati

Quattro sabati allupati

di Stefano Franceschetti  www.stefanofranceschetti.com

Ultimamente più che mai si sente parlare del “ritorno” del lupo (da dove?!) e di tutta la rispolverata mitologia che, dalla notte dei tempi, gli ruota inevitabilmente attorno. Le pagine dei quotidiani locali ribollono di testimonianze, di pecore sbranate, di sicuri avvistamenti e di feroci attacchi sferrati, secondo alcuni, anche ai banconi della carne dei supermercati!
Stagioni calde aspettano il povero ed elusivo canide! Ma lui sarà poi così preoccupato?
Sono trent’anni che giro per i boschi, tra caccia e fotografia… e sono riuscito ad intravederlo solo 4 o 5 volte in tutto, con pochissima luce e per una manciata di secondi!
Finchè un sabato…e poi un altro ancora…ma questa è un’altra storia ancora!

Siamo nell’Appennino bolognese, non ci sono nato ma sta diventando col tempo la mia seconda casa. L’interesse per la caccia che mi porto dietro dalle Alpi mi ha fatto incontrare, in questi anni, tantissimi altri appassionati. Da qualche tempo, ogni volta che ci si ferma a parlare delle solite cose, tra cacciatori, ad un certo punto a qualcuno iniziano a brillare gli occhi ed il discorso scivola inevitabilmente sul mitico ed attualissimo LUPO.
“Io al censimento ne ho visti diciotto!”, dice convinto il primo cercando la complicità del secondo, “Ah un mio vicino di casa se l’è trovato nel pollaio in pieno giorno”  aggiunge il terzo, solitamente il quarto deve fare il colpo col botto, per stupire gli astanti si gira indietro per vedere che nessuno senta e sottovoce bisbiglia “Non fatemi parlare di quello là tutto nero che gira dalle mie parti…” mentre con l’indice fa finta di tirare il grilletto e con la testa annuisce come per dire “Avete già capito con chi avete che fare! Sai quanti caprioli e cinghiali fa fuori in un anno quella bestiaccia!?”.
Mi sono accorto, in questo modo, che il cagnone selvatico con gli occhi gialli ed i dentoni affilati, esercita, alla fine, un grande fascino sui più, su chi lo ama e pure su chi, apparentemente, lo detesta fino a vantarsi pubblicamente di desiderarlo appeso per i piedi!  Forse proprio per i suoi movimenti mai casuali e per essere capace, come vorremmo un po’ tutti, di fuggire nell’ombra senza lasciare traccia, proprio perchè mai si fa rivedere all’appuntamento in quel determinato posto. Fa parlare di se, della sua vista chilometrica e del suo olfatto finissimo. “Ha un naso mille volte quello di un setter” aggiungerebbe il quinto della combriccola, continuando all’infinito il gioco di chi la spara più grossa!

Veniamo a noi.
Personalmente,  mi era capitato di vedere qualche volta i lupi in Slovenjia, perlopiù casualmente, cacciando i cervi nel periodo del bramito o in pieno inverno al carnaio per gli orsi. Grande emozione in entrambi i casi!

Qui in Italia, invece non era mai arrivato il fortunato incontro, sì, avevo visto qualche fotografia e fatto innocuamente mia qualche testimonianza di persone che reputo molto attendibili sull’argomento. Ormai in diversi l’avevano già osservato e si sapeva con certezza, scherzi a parte, che il predatore era vicinissimo alla città anche sulla prima collina fuoriporta.
Una mattina di gennaio di due anni fa ero seduto all’alba nella mia posta, per la caccia di selezione al capriolo, avvolto nella mantella ed infreddolito. Buttavo l’occhio nei soliti posti per vedere da dove usciva la femmina col piccolo che conoscevo e da qualche giorno precedente all’apertura, tenevo sott’occhio. Per il freddo non impugnavo nemmeno il binocolo perché la luce era ancora comunque troppo poca per usare con sicurezza la carabina ed aspettavo di vedere qualche movimento  prima di togliere le mani dalle tasche! Ad un certo punto, un grosso cinghiale col pelo ritto sulla schiena comincia a discendere con passo deciso la collina di fronte a me. Mi accorgo subito di due “macchie”grigie che gli ronzano attorno con insistenza e penso, come spesso mi è accaduto, a due giovani caprioli che si rincorrono. Talvolta con le lepri lo fanno di circondarle per gioco, ma in quel modo e con un grosso e nervoso solengo mi sembrava un pochino troppo azzardato! Mi decido allora a mettere le mani sul gelido 8×56 per godermi la novità, quando nelle grandi lenti mi trovo la sorpresa più bella: sono due giovani lupi! Mi viene in mente automaticamente l’esclamazione di un amico: “Quando vedi il lupo non hai dubbi! Il lupo è il lupo!”.

E’ stato proprio così, il pelo grigio sfumato, le orecchie, le bande nere sugli stinchi, il muso inconfondibile, dentro di me mi ripetevo “Sono due lupi! Porca vacca due lupi!?”. Li avevo a 400 metri e la luce era scarsa. Pensavo al mio teleobiettivo a casa nell’armadio e a quante volte avevo portato tutto quel peso inutilmente! Quando caccio, però non fotografo e così mi sono accontentato di quella scena indimenticabile, l’alternativa rimaneva la carabina appoggiata al palo dell’altana, forse qualche anno addietro, distanza a parte, ammetto che almeno una sbirciata attraverso il reticolo gliel’avrei data!. 
La scena è durata un niente ed insieme al terzo, probabilmente la femmina, che prima nemmeno avevo visto, sono spariti nel bosco. Il cinghiale è rimasto però a grufolare come niente fosse, bho?! Saran stati mica cani? Io mi immaginavo lupi ferocissimi, tutto qui?!
Dopo circa mezz’ora, con una luce molto migliore sono riapparsi ed hanno fatto il percorso inverso, se prima potevo essermeli solo sognati, ora ero certo: stavo guardando tre lupi nella mia zona di caccia a 10km dal centro di Bologna! Pure il cinghiale si è ricreduto e se ne è andato a gambe levate!!
Sono tornato in quel posto per un mese e più, in ogni momento libero, aspettando pure ad abbattere i caprioli fino alla chiusura, ma nonostante i quintali di attrezzatura foto-video che ho ripetutamente spianato, i lupetti non si sono più fatti vedere, almeno da me!
Nel frattempo, la voglia di riuscire a fotografarne uno ha cominciato a togliermi il sonno, vedevo lupi da tutte le parti e non mi sarei mai rassegnato ad attraversare la Alpi per andare in un qualche recinto dove pupazzi grassi a forma di lupo prendono la carne dalle mani dei turisti e si fanno immortalare in qualsiasi posa.
E’ passato più di un anno da quella autentica “apparizione” ed avevo quasi perso le speranze, con un lavoro, una famiglia e sempre meno tempo per la fotografia, chissà tra quanti mesi avrei rivisto così bene un vero lupo?

E’ stato così, appassionandomi ancora di più di quanto già lo fossi a questo straordinario animale, che mi sono messo al lavoro in modo quasi naturale con Antonio Iannibelli,  esperto fotografo, che abita a pochi passi da me, amico che da sempre riprende con successo questa specie e la studia raccogliendo con precisione maniacale il materiale sugli ultimi avvistamenti da tutte le direzioni possibili.
I numerosi dati in suo possesso, dopo oltre 12 anni, a parte un dimostrato aumento dei branchi nei nostri territori, non erano certamente entusiasmanti: mi confermava che dai suoi calcoli, la percentuale di successo per l’osservazione, nell’ambiente ideale, era di 3 avvistamenti ogni cento uscite! Fotografarli poi è un altro paio di maniche… ci vuole pure molta più luce che per vederli!
Non ci siamo fatti prendere dallo sconforto ed è stato proprio con lui che nel novembre 2008, grazie ad una serie di fortunate coincidenze ed amicizie comuni abbiamo intuito dove si trovava esattamente un branco molto consistente che era stato spinto in una conca riparata dalle varie battute di caccia al cinghiale.

E’ da qui ed in sua compagnia, che inizia la storia:
ci sono volute un altro paio (di decine) di uscite a vuoto per assestare il colpo, ma quasi sempre supportate da immancabili impronte fresche, marcature indubbie

 e resti di pasti appena consumati… poi in una gelida atmosfera la svolta tanto sperata: 4 sabati mattina incredibili ed irripetibili! Le emozioni che si sono susseguite e le storie, lo ammetto poco credibili, che si sono susseguite meriterebbero molto spazio, tuttavia le mie scarse capacita di scrittura fanno sì che da qui in avanti io prediliga le immagini alle parole per raccontare il resto della vicenda!
Solamente brevi note e didascalie. Preciso per dovere di cronaca che le sessioni fotografiche sono durate pochi minuti e che dopo queste favolose giornate, dove non è stato difficile portare a casa centinaia di immagini inedite (perlomeno su animali in stato di assoluta libertà), non ci è stato più possibile vedere un pelo di un lupo per parecchi mesi fino ad oggi, nonostante numerosi sforzi ed alzatacce irracontabili!

1° Sabato, vento gelido e sole. Ci appostiamo a buio su un crinale al bordo di un enorme campo, dominiamo tutta la zona, la tramontana fa il resto per farci passare l’entusiasmo. “Con questo vento” penso tra me e me “scatterò qualche bel paesaggio limpido e poi tutti a letto!” Passa un capriolo di volata, poco dopo un branchetto di daini scuote le orecchie nervoso ed anche i cervi se ne vanno via in un baleno.

C’era un motivo: AAuuuuuuuu!! Eccolo! Intravedo infatti un lupo tra delle erbe alte dello stesso suo colore, ma non faccio nemmeno in tempo a girare l’obiettivo. Ormai c’è il sole. Mi è bastato per oggi, ma dopo un attimo alle nostre spalle eccone un altro! Ci sfila a sinistra nel pulito in piena luce accorgendosi di noi dal rumore delle raffiche fotografiche che non riusciamo più a controllare! Fa una V nel campo e sparisce allarmato. Fantastico!

2° Sabato, la neve! “Strada chiusa per neve”, dice il cartello. Il Land con le 4 catene non sa leggere, ma sa scrivere due solchi alti mezzo metro per oltre dieci chilometri! Ci troviamo da soli in un paradiso bianco. Ciliegina sulla torta, subito su un panettone due lupi si strattonano un pezzo di pelle di una vecchia carcassa, neri su bianco, un sogno.

Non è finita: ne arriva un terzo di volata e ci sfila questa volta a destra alla velocità della luce. Le reflex lo seguono finchè si arresta di scatto! Vede o sente un osso sotto la coltre bianca, lo afferra con i denti e riparte al galoppo raggiungendo gli altri due, che, seduti, lo aspettano per annusarlo e mordicchiarlo a dovere. 3 secondi e spariscono nel nulla! Che dire?

3° Sabato, la nebbia. Vedi la nebbia dalla finestra della camera e ti gireresti dall’altra parte, ma sai che al “Sun Bar” c’è Antonio che ti aspetta accompagnato, oggi, da Maria. Si parte! Goccioline sospese ed ossa umide, staranno a cuccia anche i lupi?
No! Eccone due di corsa tra daini e caprioli che scappano da tutte le parti! La nebbia si alza, il cervo maschio non si scompone più di tanto ed il fagiano sta al sicuro sul suo ramo. Osservare un lupo selvatico nelle sue faccende… forse son rimasto a letto a sognare!? Anche Maria, la “prima donna lupara” ha colpito nel segno con una foto importante!

4° Sabato, tutto ghiacciato. Con la nevicata a cavallo di Capodanno, mi accorgo seguendo le tracce sulla neve, in un punto dove per cacciare si sono aperti a ventaglio, che i lupi sono esattamente DIECI!

Le impronte mi portano direttamente in mezzo ai cinghiali (copertina di Caccia a Palla n. 2/09) ma disarmato nel fitto mi sento a disagio e presto desisto. I lupi nei giorni seguenti si sono fatti vedere in formazione anche da altri tanto increduli quanto fortunati fotografi! Erano proprio dieci!
La neve se ne va velocemente e resta il ghiaccio.
Il gran finale: sbuca da un roveto una lepre lanciata, subito dietro il lupo a tutta birra! Uno due tre quattro cinque scatti in sequenza!
Questa volta è stato troppo, basta lupi per un po’!

Finchè vivrò non scorderò mai i “4 sabati allupati”.

Grazie Appennino, grazie Antonio, grazie Maria, grazie Andrea e grazie Canis Lupus!

Per chi ti ama, per chi ti odia e per chi vorrebbe essere come te…un forte AAAAAAuuuuuuuuuuuuuuu!!

 


One Response to “Quattro sabati allupati”

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