La faina e il ramarro

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Siamo negli ultimi giorni di giugno, tra i più caldi e i più lunghi dell’anno. Ci troviamo spesso in questo periodo nei calanchi tra Craco e Pisticci alla ricerca dei nostri lupi. Questo è il periodo in cui i nuovi nati iniziano a dare i primi passi allontanandosi dalla tana e ad annusare e rincorrere i piccoli animaletti che gli capitano tra le zampe. Oggi abbiamo deciso di piazzare una fototrappola lungo il Salandrella, un torrente che attraversa la parte più arida e brulla della Lucania. Siamo al centro del territorio del branco che prende il nome proprio dal torrente che lo attraversa.

Con noi sempre la nostra reflex per catturare le bellezze della natura e nella speranza di poter immortalare in un immagine i nostri predatori.

I calanchi - foto di Danilo Borraccia

I calanchi (foto di Danilo Borraccia)

Dopo aver posizionato la fototrappola nel luogo prescelto, raggiungiamo la macchina. Il sole ormai è già basso ed in procinto di nascondersi tra le montagne dell’Appennino Lucano.

Questa è l’ora dei lupi, quando iniziano a mettersi in cammino per la caccia notturna.

Ci incamminiamo anche noi per tornare a casa ma sempre attenti a scorgere tra i campi ogni piccolo movimento. Ad un tratto, nell’attraversare il vecchio ponte sul torrente, una faina sbuca tra l’erba alta sul ciglio della carreggiata.

il vecchi ponte

il vecchio ponte

Aveva appena predato un maschio di ramarro, Lacerta viridis. Lo scatto era d’obbligo, ma le condizioni di luminosità molto scarse. Dopo avermi dato la possibilità di riprenderla fiera con la sua preda tra le fauci, con un salto ci attraversa la strada e scompare tra il canneto al bordo del torrente.

Faina (Martes foina)

Faina (Martes foina)

Certo, non si trattava di un lupetto, ma anche lei è tra quelli animali che la credenza popolare gli ha attribuito sempre la fama di famelica e sanguinaria.

Essa infatti oltre a nutrirsi di bacche, uova e piccoli animali come topi e lucertole, nella sua dieta troviamo anche prede più grandi come faggiani, galline e conigli. Quando entra in un pollaio, come i lupi nell’ovile, anch’essa “soffre” del surplus-killing, cioè uccide più prede del suo fabbisogno giornaliero. Questo ha portato alla credenza che si nutra bevendo il sangue delle sue vittime.

Fabio Quinto

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