Il lupo nella simbologia

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“Sono un lupo pazzo… il pelo cresce all’interno…
dentro c’è il mantello del lupo… dentro ci sono le zanne del lupo!”
The Albigenses (Charles Maturin – 1824).

Nella Grecia antica esisteva una città dove venivano tradotti e confinati per sempre gli uomini che si credevano affetti da Licantropia. L’idea che un uomo potesse trasformarsi in lupo era il portato di un’affinità ben presente nelle culture antiche, perpetuatasi per secoli, tra lupo e demonio. L’estremizzazione del male era raffigurata, appunto, dall’incrocio tra l’umano e la sua nemesi maligna, ovvero il lupo.
Il meccanismo simbolico funzionò fino al Medioevo, periodo durante il quale fu tutto un fiorire di leggende sui ‘lupi mannari’, soprattutto nelle regioni germaniche, e sui cosiddetti ‘Versipelle’ nelle popolazioni latine. Creature demoniache dotate di una sottopelle di pelo di lupo, pronta all’occorrenza a sfoderarsi e far assumere all’essere l’aspetto di un animale mostruoso.

E’ con ogni probabilità a tali leggende, alimentate in parte dalla Chiesa che con il lupo ha un vecchio (e ingiustificato) conto in sospeso, alimentato perlopiù di immagini nefaste associate a demoni e streghe, che dobbiamo ancora oggi il persistente ruolo di spauracchio di questo animale. E non sembra escluso che, proprio a seguito dell’imprinting culturale che il lupo ha subito nel corso della Storia, possa agire un qualche meccanismo mentale capace di scatenare bizzarre reazioni su talune personalità. In altre parole, l’icona del lupo sembra poter esercitare un’oscura seduzione, le cui peculiarità si manifestano in un loop di violenza, slancio, esaltazione, forza, tenerezza, delusione, malinconia, e senso di scoramento che si susseguono senza fine.
Ed è facile immaginare che, a loro volta, proprio questo genere di reazioni (indotte dalla convinzione collettiva per cui il lupo veniva considerato portatore sano di malignità) abbiano finito per alimentare la credenza secondo cui questo animale fosse effettivamente un tramite del diavolo.
A tutt’oggi si indica con il termine ‘Licantropia’ una forma di pazzia per cui un soggetto si abbandona al desiderio irrefrenabile di urlare, mordere, nascondersi in luoghi solitari, alla stregua di un vero e proprio lupo.
Nelle culture norrene, tuttavia, la simbologia del lupo assume contorni meno tenebrosi. Nelle antiche leggende del Nord Europa esso incarna la luce primordiale, è l’animale che vede nella notte, i cui occhi si illuminano nel buio.
Nei paesi scandinavi ricorre la leggenda di un lupo bianco, denominato Fenrir, cui si attribuiscono significati di forza indomita. Infatti Fenrir fu incatenato dagli dei in nove occasioni, riuscendo ogni volta a liberarsi dalle sue catene di ferro. Fin quando il dio Odino non utilizzò per lui una speciale catena (denominata Gleipnir) fabbricata da un elfo della terra, per aggiogarlo definitivamente.
Alle latitudini siberiane il lupo è associato alla forza, ma anche alla fecondità.
Per i Mongoli è l’antenato del conquistatore Gengis Kan. Forse non a caso, in ottica astrologica, il lupo è posto sotto l’influenza di Marte e Saturno. E la contiguità fra il lupo e l’arte della guerra sembra agire in qualche modo anche nell’antico Egitto: benché si trattasse pur sempre del dio delle necropoli e dei morti, Anubis veniva raffigurato con testa di lupo e vesti guerriere. E’ tuttavia probabile che non tanto di lupo si trattasse, quanto di sciacallo, per l’attitudine di quest’ultimo animale di cibarsi esclusivamente di carogne.
In un’altra cultura africana, quella etiope, si rinviene una curiosa leggenda riguardante una razza di lupi denominata Theas, la cui corsa somiglia più a un vero e proprio volo. Al solstizio d’inverno, il loro pelame fulvo appare foltissimo, mentre a quello d’estate il corpo dei Theas appare completamente privo di pelo.
Tornando in Europa, anzi alla nostra Penisola, non possiamo non gettare un ultimo sguardo alle origini della civiltà romana. Dove, con sorpresa, incontriamo un lupo ben più rassicurante e fecondo. Anzi, una lupa. Colei che allattò Romolo e Remo, fondatori della città eterna e simbolo primigenio dell’intera italianità.
(fonte principale: www.astercenter.net)
 

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