Conflitto Uomo-Lupo: una questione socio-culturale, economica e politica

Conflitto Uomo-Lupo: una questione socio-culturale, economica e politica

Erika Ottone, Medico veterinario Spec.TePACS, GPCert(EXAP).

Le predazioni sul bestiame domestico costituiscono uno dei principali problemi di conservazione del Lupo, Canis lupus (Fernandez-Gil et al 2016; Mech & Boitani, 2003). Le predazioni risultano concentrate soprattutto nelle zone in cui gli allevatori non hanno adottano corrette pratiche di allevamento che garantiscono la custodia e i mezzi minimi di protezione del bestiame (Linnell & Boitani, 2012; Marino et al., 2016).
L’attività di accertamento delle predazioni sul bestiame consente di ottenere informazioni sui metodi gestionali e soprattutto di instaurare un contatto diretto con gli allevatori del territorio.
Infatti il fine ultimo di tale attività è l’individuazione di efficaci piani di prevenzione e controllo dei danni al settore zootecnico tramite l’adozione di strumenti di prevenzione e pratiche di allevamento adeguate che potrebbero ridurre significativamente i danni e i costi di compensazione (Dalmasso et al., 2012; Reinhardt et al., 2012).
Da una analisi attenta delle informazioni raccolte si evince come il conflitto uomo-lupo è un problema di carattere socio-culturale, economico e politico. L’inadeguatezza dei sistemi di gestione degli allevamenti può essere attribuita alla inefficace valorizzazione economica del settore zootecnico, alla scarsa volontà di adattare la propria gestione ad un contesto ambientale in cui è presente un predatore, alla divulgazione di informazioni non corrette. Coinvolti in tale conflitto Uomo-Lupo non risultano essere solamente gli allevatori, ma tutti i cittadini che con le proprie scelte quotidiane possono favorire la convivenza dell’uomo col lupo.

Pastorizia nel Pollino

Parole chiave: conflitto uomo-lupo, zootecnia, predazioni, convivenza.

INTRODUZIONE
La popolazione di lupi italiani, prossima all’estinzione nel secolo scorso, ha ricolonizzato gradualmente gran parte del suo territorio storico, raggiungendo territori collinari e aree vicine a paesi e città, influenzando positivamente gli equilibri dell’ecosistema ma innalzando i conflitti sociali con le comunità locali (Caniglia et al., 2014; Chapron et al.,2014; Ripple et al., 2014).
Tale ricolonizzazione spesso non viene accettata dalla popolazione come processo naturale ma al contrario, sono ben radicate nella nostra cultura spiegazioni alternative quali reintroduzioni con tecniche fantasiose, lanci degli esemplari da elicotteri, o semplicemente liberazioni segrete ad opera di Enti o associazioni animaliste; a queste credenze si sommano le campagne di cattiva informazione o la limitata divulgazione di informazioni corrette sulla diffusione e pericolosità del lupo.
Il Piano d’Azione Nazionale per la Conservazione del Lupo Canis lupus (PANCL) riporta che:”…il successo a lungo termine di una determinata strategia di conservazione dipende fortemente da un corretto approccio verso le problematiche di carattere economico, sociale culturale che caratterizzano le comunità umane presenti all’interno dell’areale della specie che si vuole conservare”. L’analisi del contesto sociale, culturale ed economico di un determinato territorio è quindi di fondamentale importanza soprattutto in azioni di mitigazione del conflitto Uomo-Lupo, alla base della conservazione della specie.
L’attuale quadro normativo italiano prescrive che all’interno delle aree protette sia l’Ente Parco a risarcire i danni causati dal lupo (L.N. 6 dicembre 1991, n. 394). Tuttavia, recentemente, tra le amministrazioni e la comunità scientifica si è fatta sempre più evidente l’inadeguatezza di una strategia di risoluzione del conflitto lupo-zootecnia basata esclusivamente sui programmi di indennizzo, che andrebbero invece visti come parte integrante di una più ampia e complessa strategia (Cozza et al. 1996; Ciucci et al. 2005; Cucci & Boitani 1998). Si è fatta dunque strada, negli ultimi anni, la necessità di effettuare studi specifici atti alla descrizione, caratterizzazione, quantificazione e monitoraggio del fenomeno che abbiano come obiettivo l’individuazione di soluzioni innovative, tecnicamente funzionali e socialmente accettabili (Ciucci & Boitani 2005).

Con i pastori del Pollino

L’ATTIVITÀ MEDICO-LEGALE COME STRUMENTO DI DIALOGO
Progetti di monitoraggio, mirati a valutare la presenza e la distribuzione del lupo, valutando allo stesso tempo i modelli di predazione e il loro reale impatto sull’economia dell’allevamento del bestiame, sono una priorità per la conservazione del lupo (Milanesi et al., 2015).
Nel Parco Nazionale del Pollino PNP, impegnato da tempo nel monitoraggio del conflitto canidi-zootecnia, è stata condotta un’attività di accertamento medico legale delle predazioni al bestiame domestico,seguendo una procedura standardizzata che comprende, oltre al referto dell’indagine anatomo-patologica, il rilevamento di informazioni di carattere ambientale e relative alla gestione degli allevamenti,
Al fine di utilizzare un approccio metodologico unico e corretto, l’attività di accertamento dei danni è stata affidata ad un Medico veterinario convenzionato con l’Ente. Tale scelta è stata funzionale anche alla necessità di puntare ad una comunicazione diretta e al contatto con gli allevatori operanti nel territorio. L’obiettivo è stato quello di definire la situazione locale del settore zootecnico producendo un quadro delle criticità.

RUOLO NATURALE DEL LUPO: PREDAZIONE SUL DOMESTICO
Nel territorio del PNP, gli allevamenti ovicaprini sono generalmente di tipo semi-estensivo, gli animali pascolano nei pressi dell’azienda uscendo al mattino e rientrando alla sera in stazzi/recinti o stalle chiuse.
Gli allevamenti di bovini sono di tipo semibrado, generalmente legato alla tradizionale transumanza in primavera con gli animali che restano al pascoli in quota fino all’approssimarsi dell’inverno.
In tale contesto, solitamente le predazioni da lupo al bestiame domestico interessano:
-animali a fine carriera produttiva, nelle prime settimane di vita, con patologie e gravidi, poco agili e che spesso restano in coda al gregge;
-animali negli stazzi, mal costruiti o poco manutenuti, in cui il lupo riesce ad entrare ma gli animali domestici non hanno possibilità di fuga;
-animali al parto, momento vulnerabile sia per la madre che per il feto. Questa evenienza interessa soprattutto i bovini lasciati al pascolo nel periodo primavera-autunno senza ricovero notturno o recinti per le partorienti.

Pastore nel Pollino

ANALISI DEL CONFLITTO UOMO-LUPO
L’analisi del numero di predazioni in relazione al numero di aziende operanti sul territorio, al contesto gestionale e ambientale ha permesso di individuare “aree critiche” in cui i danni da predazione risultano essere numerosi e frequenti solamente in alcune delle aziende zootecniche presenti nella zona. L’analisi delle metodologie gestionali delle aziende colpite conferma come una gestione non corretta dell’allevamento e l’assenza di misure precauzionali efficaci, come guardiania, cani addestrati, recinzioni idonee e stalle per il ricovero notturno degli animali, possano essere i principali fattori predisponenti l’elevato numero di predazioni in azienda (Dondina et al., 2015; Ciucci et al., 2018).
Pertanto, l’adozione di strumenti di prevenzione e pratiche di allevamento adeguate e individuate per ogni singola azienda, potrebbero ridurre significativamente i danni (Dalmasso et al., 2012; Reinhardt et al., 2012). Il PNP e altri Parchi italiani, non si limitano ad indicare e consigliare soluzioni gestionali ma aiutano concretamente le aziende nella realizzazione di recinzioni idonee e consegnando in comodato d’uso gratuito cani da guardiania e una scorta di croccantini grazie alla collaborazione di alcune ditte mangimistiche.

Erika con i pastori del Pollino

La mancata adeguatezza dei sistemi di gestione in alcuni casi è legata ad una mancanza di volontà nel cambiare e adattare il proprio sistema aziendale sviluppato ed ereditato in tempi ben diversi, non consono ad un contesto naturale in cui è presente un predatore. Spesso gli allevatori riferiscono: ”Ho sempre fatto così, mio nonno e mio padre facevano così, ora solamente perché Voi avete voluto i lupi, io devo cambiare”.
È facile trovare un colpevole ed è sicuramente più facile assecondare che educare; non è semplice raccontare e spiegare l’impatto antropico sulla natura, come l’uomo ha cambiato il territorio e come ora il lupo si stia inserendo ed adattando in un contesto ambientale modificato. Non è semplice, eppure nel lavoro di monitoraggio del conflitto uomo-lupo è fondamentale impegnarsi nell’educazione e nella divulgazione di informazioni corrette.

In alcuni casi l’inadeguatezza gestionale è anche la conseguenza di condizioni economiche difficili.
Gli allevatori in buona parte sono accumunati, pensando al loro futuro, da uno stato d’animo di pessimismo. Tale situazione non è attribuibile solamente alla conflittualità col lupo, come ammesso dagli stessi allevatori, ma soprattutto alla poca valorizzazione economica del settore e alla scarsa considerazione degli allevatori che li conduce sempre più spesso a sentirsi inadeguati ai nuovi contesti sociali.
Tutti gli allevatori operanti sul territorio sono consapevoli della presenza del lupo e della possibilità di subire predazioni, sanno bene che i loro animali sono prede e che l’evento predatorio fa parte del ruolo naturale di un superpredatore quale il lupo, il problema è il ripetersi delle predazioni, è la cronicità del fenomeno.
Purtroppo la situazione precaria e frustrante che il settore sta vivendo, la divulgazione di informazioni non corrette e la strumentalizzazione mediatica della “questione lupo” fa si che l’evento predatorio, che sicuramente crea un danno importante all’allevatore, diventi capro espiatorio di una situazione che fonda le sue radici in un sistema economico, sociale, culturale e politico non adeguato.
Non si vuole assolutamente sminuire il danno delle predazioni sul bestiame domestico subito dall’allevatore, danno riconosciuto, risarcito e occasione di indagine finalizzata al miglioramento dei metodi gestionali aziendali, ma sicuramente il danno in questione sarebbe percepito in maniera diversa dagli allevatori in un contesto di maggiore valorizzazione economica e sociale del settore zootecnico.

Pastore del Pollino


Il miglioramento della situazione economica e sociale può e deve essere prerogativa di tutti, ogni singolo cittadino può scegliere di dare valore alla zootecnia locale attraverso la scelta dai prodotti che porta in tavola, di aiutare nell’educazione e divulgazione di informazioni corrette verificando sempre le fonti, informandosi e chiedendo ad esperti del settore.
Non è corretto quindi parlare di conflitto zootecnia-lupo, limitando la questione al solo settore degli allevamenti, ma è giusto parlare di conflitto Uomo-Lupo. Siamo tutti responsabili attraverso le nostre scelte di tale conflitto che, con buona volontà e senza strumentalizzazioni, può diventare convivenza.

Bibliografia

  1. Caniglia R., Fabbri E., Galaverni M., Milanesi P., Randi E., 2014. Noninvasive sampling and genetic variability, pack structure, and dynamics in an expanding wolf population. J Mammal 95:41–59.
  2. Chapron G., Kaczensky P., Linnell J.D., 2014. Recovery of large carnivores in Europe’s modern human-dominated landscapes. Science 346:1517–1519.
  3. Ciucci P. & Boitani L., 2005. Conflitto tra lupo e zootecnia in Italia: stato delle conoscenze, ricerca e conservazione. Grandi Carnivori e Zootecnia tra conflitto e coesistenza. Biol. Cons. Fauna 115: 1-192.
  4. Ciucci P., Artoni L., Crispino F., Tosoni E., Boitani L., 2018. Inter-pack, seasonal and annual variation in prey consumed by wolves in Pollino National Park, southern Italy. Eur J Wild Res 64:5.
  5. Ciucci P., Teofili C. & Boitani L., 2005 – Grandi Carnivori e Zootecnia tra conflitto e coesistenza. Biol. Cons. Fauna 115: 1-192.
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  16. Ripple W.J., Estes J.A., Beschta R.L., 2014. Status and Ecological Effects of the World’s Largest Carnivores. Science 343.

Il contributo di Erika Ottone alla festa del lupo 2018 resoconto completo qui


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