Resoconto Festa del lupo 2018

 

La Festa del Lupo 2018. Un appuntamento a cui non volevo mancare
di Brunella Pernigotti

Tra Torino e Castelluccio di Porretta Terme ci sono 400 chilometri, mal contati. Un viaggio piacevole tra le colline dell’astigiano, che poi si trasformano in quelle piacentine, per poi entrare nel territorio, ricco di terra scura, del bolognese. In auto cantiamo mentre il tergicristallo fa da accompagnamento: Mirco, il mio compagno, guida e io mi lascio condurre, osservando pigramente fuori dal finestrino.

Arriviamo nel pomeriggio, quando ormai la luce di un giorno piovoso sta svanendo. Ci troviamo con gli amici arrivati da Legnano e insieme saliamo a piedi i pochi metri di sentiero lastricato che portano all’ingresso del Castello di Manservisi e… oplà, subito ci troviamo immersi in un ambiente caldo, festoso e accogliente, dove pare di conoscere già tutti.

Staff Festa del lupo

 

Antonio e Maria

Giusto il tempo di salutare i “padroni di casa” Maria e Antonio, completare la procedura d’accoglienza e prendere confidenza con i meandri del Castello per poter ritrovare la strada per la nostra stanza, che vengo immediatamente attirata dalle voci e dalle luci della sala conferenze, dove sta per iniziare ufficialmente la presentazione della Festa. Le foto dei lupi selvatici esposte nella mostra sono davvero tante e, stando seduta in platea, ho la sensazione di trovarmi davvero in mezzo a un branco. Quando le magiche note del musicista Oreste Filippi si diffondono, mi rapiscono e, ascoltandole ad occhi chiusi, ho la sensazione di essere in pace con il mondo, al centro della mia vita ed esattamente nel posto in cui dovrei essere.

Oreste Filippi

Curiosando e girando per le sale, poi, mi sorprendono i sorrisi delle persone che incontro. Sono tutti ospiti della Festa, come la biologa e scrittrice Alice Cipriani e la pittrice Marina Fusari. Mi perdo nella lettura qua e là di pagine dei molti libri esposti, ammiro gli acquerelli e le immagini, assorbo ogni colore o parola riguardante i lupi.

Durante una cena ottima e conviviale conosciamo altri partecipanti alla Festa che condividono con noi la tavolata: in molti siamo arrivati da ogni angolo d’Italia per apprendere, approfondire e ottenere maggiori informazioni su questo animale così affascinante, resiliente ed elusivo. Mi sembra di essere tornata una ragazzina in gita scolastica.

La sera dopo cena, nonostante il maltempo, proviamo a uscire in gruppo per una simulazione di wolf howling: un’esperienza molto suggestiva, immersi nel buio del bosco ad ascoltare in silenzio i suoi rumori. Purtroppo però, come ci era stato anticipato, i lupi non rispondono, perché a quanto pare le uniche creature fuori dalla tana con quel tempaccio… siamo noi!

Il bosco dei lupi del castello Manservisi

Dormire in camerata con i nostri amici aumenta la sensazione di essere tornati indietro negli anni, come quando in campeggio si rideva per delle stupidaggini, a luci spente, prima di addormentarci.

Porte aperte al Castello Manservisi

È sabato e per quasi tutto il giorno mi sazio di notizie, aggiornamenti, informazioni utili o curiose, grazie ai nutriti interventi delle varie figure di specialisti arrivati da diverse zone d’Italia, che si alternano sul palco in sala conferenze e che con fare amichevole e linguaggio semplice, ci fanno trascorrere le ore senza un momento di noia o di stanchezza.

Maria Perrone, Brunella Pernigotti, Antonio Iannibelli

Paradossalmente, in effetti, conosco meglio la situazione dei lupi in Wisconsin, che non quella italiana, avendo un’amica là residente, che si occupa della loro difesa e per cui scrivo ogni tanto sul suo blog WolvesOfDouglasCountyWisconsin. La mia passione e il mio senso di giustizia che mi porta a difendere ogni creatura in posizione di svantaggio, mi hanno comunque portata negli anni a conoscere abbastanza bene la situazione del lupo sulle Alpi, soprattutto nella mia Val di Susa, in Piemonte, dove è tornato solo negli anni ‘90, guardingo e pressoché invisibile. Questa infatti è una valle vicina a Torino, con un’alta densità antropica e una conformazione geologica poco accogliente, poiché i monti più alti, che fornirebbero un rifugio ideale lontano dall’uomo, hanno però pareti a picco e rocciose, mentre il fondovalle è stretto, percorso da strade, autostrade e ferrovie. Un ambiente difficile per l’insediamento dei lupi, eppure questi, dimostrando ancora una volta pazienza e determinazione, sono riusciti a stabilirsi e a formare alcuni branchi stanziali. Venire alla Festa del Lupo mi è utile, quindi, per conoscere altre realtà italiane, per stabilire parallelismi e differenze.

Castello Manservisi festa del lupo

 

Castello Manservisi festa del lupo

 

I bimbi del Laboratorio presentano i loro lavori alla platea dei presenti

In ultimo, è mia intenzione anche intervistare alcune figure femminili, protagoniste della Festa, per chiedere loro le motivazioni profonde che le hanno spinte ad occuparsi attivamente di lupi, nei loro diversi campi. Alla fine di tutti gli interventi ne avvicino un paio per poter fare loro alcune domande.

Erika Ottone

La prima è Erika Ottone, medico veterinario che si occupa di soccorso, cura e riabilitazione di animali selvatici, di monitoraggi faunistici e di educazione ambientale. Dal 2017 si occupa del monitoraggio e dell’accertamento delle predazioni al bestiame domestico da parte di animali selvatici per conto dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, nell’ambito del progetto “Convivere con il lupo, conoscere per preservare”. Ecco le sue parole.

Erika: “Sono da sempre un’amante della natura, della fauna selvatica e in particolare del lupo che per me rappresenta l’emblema della libertà e il custode delle nostre montagne. Avendo avuto la fortuna di fare molta esperienza in educazione ambientale, ho capito che la conservazione non può prescindere dall’educazione. Tutti i progetti di conservazione non valgono molto se non sono affiancati da un’attività di sensibilizzazione. Attualmente svolgo la mia attività di veterinario, certificando le predazioni su animali domestici da parte di quelli selvatici e così ho la possibilità di parlare con gli allevatori e di educarli, perché ottengano informazioni corrette e attuali e per fare in modo che abbandonino le loro vecchie credenze e quei retaggi culturali sbagliati che li portano a odiare i lupi. Noi cerchiamo di intervenire anche per migliorare la loro vita che spesso è economicamente precaria .”

Domanda: “Dunque mi pare di capire che nel Parco del Pollino il problema più grosso sia dato dalla difficile convivenza tra lupi e pastori. Ma ci sono fenomeni di bracconaggio e di caccia illegale?”

Erika: “Purtroppo il bracconaggio c’è ma è un problema poco conosciuto, perché spesso c’è omertà e si ha paura a denunciare. Per questo motivo, andando nelle aziende presenti sul territorio, posso parlare con gli allevatori che, essendo sempre presenti e frequentando la montagna, sanno che cosa succede: spiego loro che uccidere un lupo non serve a nulla, perché morto uno, ne arriva un altro, invece devono capire che noi siamo lì per migliorare la vita di tutti: allevatori e animali selvatici.”

Domanda: “Secondo i nativi americani il lupo è sacro, protegge, cura e rappresenta la medicina del mondo. Possiamo dire che il lupo è la medicina per l’Italia? In che modo potrebbe esserlo?”

Erika: “In Italia il lupo rappresenta il custode della natura selvaggia. Grazie al suo ruolo naturale al vertice della catena alimentare, controlla numericamente gli animali selvatici e fa selezione anche su quelli domestici. È custode di una cultura atavica e secondo me è anche un amico nascosto degli allevatori, perché per secoli hanno convissuto sullo stesso territorio, sono coinquilini che in fondo se ne prendono cura anche se in modo diverso. Adesso la situazione è difficile perché è in atto una lotta tra di loro ed è per questo che dobbiamo diffondere una nuova visione del ruolo del lupo, perché continui ad essere il custode delle nostre montagne.”
Perciò, concludo io, in Italia direi che possiamo tradurre la Medicina del lupo in l’Educazione del lupo.

Dai suoi racconti capisco che la figura esile e discreta di questa piccola, grande donna dagli occhi espressivi, invece di perdersi lungo i sentieri impervi e venire sovrastata da robusti allevatori abituati ad avere a che fare con veterinari appartenenti al cosiddetto sesso forte, si è imposta grazie alla sua competenza e sensibilità e ne deduco che sia riuscita, con la sua grazia, a compiere il miracolo di divulgare la scienza e la conoscenza del lupo e a educare le popolazioni locali che vivono di pastorizia a una convivenza più pacifica con i custodi della montagna.

Maria Perrone

L’altra interessante protagonista delle mie interviste è Maria Perrone, fotografa naturalista, web content manager e ottima organizzatrice della manifestazione. Il suo compagno di vita e di passioni è lo scrittore e fotografo naturalista Antonio Iannibelli, che ama i lupi da quando il nonno lo guidava per i sentieri del loro regno, nel Parco Nazionale del Pollino. Insieme Antonio e Maria hanno fondato l’associazione Provediemozioni e insieme organizzano molte iniziative relative al lupo; in particolare lei cura i contenuti dei blog, la comunicazione e l’organizzazione di eventi come la Festa del Lupo, che ha luogo ogni due anni e che è già giunto alla sua sesta edizione con successo sempre crescente. Innanzitutto faccio i complimenti a Maria per la sua puntuale e precisa regia, grazie alla quale questi tre giorni stanno svolgendosi perfettamente: posso solo immaginare il grande impegno e la fatica che ci sono dietro, affinché tutto fili liscio. Alla mia domanda circa il perché una donna come lei, con un lavoro così lontano dall’ambito naturale si sia avvicinata ai lupi, la sua risposta è disarmante e sincera: per amore. È l’amore che porta una donna a dedicarsi con tutta se stessa a una passione, e in questo caso è l’amore per il proprio compagno, che l’ha introdotta e le ha fatto da guida nei boschi durante i suoi primi passi alla ricerca di lupi da fotografare. In lei c’è la passione, quella che spinge una donna ad amare e quindi a difendere.

Maria: “Perché i lupi? Perché ho incontrato Antonio che mi ha contagiato con il suo amore per la natura selvaggia e per i lupi. Io sono una donna molto passionale e se mi interesso a qualcosa, mi piace poi capire e approfondire. Quindi, al di là di ciò che mi raccontava lui, ho iniziato a cercare e trovare informazioni contraddittorie su questo animale: chi lo difende e chi lo vuole uccidere. Poi è venuto fuori il mio istinto di difesa dei più deboli. La Festa del Lupo è nata da quest’idea di leggere, parlare, raccontare le proprie esperienze. Io per esempio, posso raccontare che solo dopo due anni di inutili uscite alle 4 del mattino, spesso con una temperatura di -17 gradi centigradi, ho potuto vedere il mio primo lupo. Ho scritto un articolo su questo mio primo avvistamento, perché pare che prima di me, parliamo del 2008, nessuna donna avesse mai fotografato un lupo selvatico in Italia. In realtà la prima volta che li ho visti ero talmente emozionata che non volevo staccarmi dal binocolo per prendere la fotocamera, col rischio di perderli di vista. Credo che i lupi avessero voluto mettermi alla prova e farmi una sorta di test, perché poi, da quella volta, ho iniziato ad avvistarli e a fotografarli molto più spesso. Così, anche la Festa del Lupo è un’occasione per condividere conoscenza scientifica ed esperienze sul campo. Per me, poi, che ho una mente organizzativa e precisa, che metto a frutto anche per il mio lavoro ma in tutt’altro campo, è stato subito congeniale creare questo evento. Devo dire che questa edizione è venuta bene anche perché abbiamo cambiato il format per rendere più accattivanti gli interventi degli esperti. Abbiamo avuto un pubblico davvero interessato e motivato, che ha raggiunto di proposito questo posto in montagna, con la pioggia e la nebbia, facendo molti chilometri, come per esempio avete fatto voi, per sentir parlare di lupi.

Domanda: “Ti faccio la domanda che faccio sempre a tutti: il lupo è sacro per i nativi americani ed è considerato una medicina che cura. Che cosa rappresenta per l’Italia?” 

Maria: “In generale chi si avvicina al lupo, si avvicina alla natura selvaggia e ciò porta a vivere con meno paure, con una maggiore apertura mentale. Con Antonio ho iniziato a uscire nei boschi di notte e a sentire rumori inquietanti. Ma lui, che è stato davvero un grande maestro per me, dice che si ha paura delle cose che non si conoscono, quindi se riesci a identificare e a dare un nome ai rumori che senti, non li temi più. Ad esempio, oltre al lupo, mi ha insegnato a non temere altri animali selvatici, persino la vipera. Quindi amare il lupo significa imparare a non aver paura e, in definitiva, a non temere la diversità e il cambiamento.

Infine alla tua domanda sul perché una donna si appassiona ai lupi, rispondo perché le donne si identificano col lupo in quanto sono madri, difendono i piccoli, sono resilienti; infatti mi è capitato di conoscere degli uomini che lo temono, invece non ho mai incontrato una donna o un bambino che mi abbiano detto che ne hanno paura. Noi viviamo in un mondo dove le persone vivono con sempre più paure e fobie, quindi penso che il lupo possa essere la medicina per questo nostro mondo malato”.

Ringrazio Maria e rifletto sul fatto che noi donne siamo vicine per natura a ciò che dà la vita, a ciò che rispecchia il concetto di esistenza con così tanta forza come quella che la natura esprime ogni giorno in tutte le sue manifestazioni. Il ciclo di vita, morte, vita è rispettato in modo quasi sacro dai lupi e anche dalle donne sane ed equilibrate, come scrive Clarissa Pinkola Estés nel suo famoso libro “Donne che corrono coi lupi” e noi, pur se immerse in una vita apparentemente lontana da questi ritmi ancestrali, ne siamo irresistibilmente attratte. Quando io volgo lo sguardo verso le montagne, ne sento il richiamo.

È finita la giornata e tutti ci rilassiamo gustando un’ottima cena. Alla fine, prima di raccoglierci intorno al grande camino dove le caldarroste cuociono scoppiettando allegramente, in attesa che Oreste suoni di nuovo per noi le sue affascinanti musiche, decidiamo che è ora di uscire a fare quattro passi per andare a prendere un caffè al bar del paese. Il freddo pungente delle nuvole ci accoglie fuori dalla porta, ha smesso di piovere per fortuna, la nebbia si sta diradando e si intravedono alcune luci giù nella valle. Mentre chiacchieriamo rumorosamente, le nostre orecchie percepiscono un suono ancestrale eppure famigliare, qualcosa che ci fa ammutolire mentre ci guardiamo increduli: a pochi chilometri da noi, nel buio del bosco che si stende a fianco del paese, è in corso un concerto. Non è un singolo lupo a ululare, ma un intero branco: si odono distintamente anche le voci dei cuccioli (di circa cinque mesi ci diranno poi), che cercano di imitare i grandi con ululati più acuti, terminanti quasi in uggiolii. Il tutto dura pochi secondi, alla fine chiude il concerto la voce cupa di un adulto, lasciando dietro di sé solo i latrati dei cani di tutte le case circostanti. Siamo esterrefatti: quasi come se, dopo aver parlato di loro per tutto il giorno, essi avessero deciso di farci questo regalo, emozionante e inaspettato. Sarà difficile riuscire a prendere sonno, dopo un’esperienza così elettrizzante, ma dobbiamo cercare di dormire: le previsioni meteorologiche lasciano ben sperare per l’escursione di domani e la sveglia è già puntata.

Brunella Pernigotti, Gianluca Maini, Antonio Iannibelli

Apriamo gli occhi che è ancora buio e non si capisce che tempo fa, ma ci prepariamo con tutto l’entusiasmo e la carica che l’evento di ieri sera ci ha regalato. L’appuntamento è fuori dal Castello, con Gianluca Maini, biologo e naturalista e nostra guida appassionata sulle tracce del lupo nel Parco Naturale del Corno alle Scale.

Escursione al Corno alle Scale

 

Escursione al Corno alle Scale

Dopo essere riusciti a organizzare un piccolo corteo di vetture, ci accodiamo e lo seguiamo lungo la strada asfaltata per alcuni chilometri, fino al punto in cui lasciamo le auto e ci avviamo a piedi: un variopinto ed eterogeneo gruppo di escursionisti, tutti armati di strumenti per camminare e fotografare e con la curiosità di arrampicarsi lungo i sentieri di un bosco che ci appare subito affascinante nella sua atmosfera nebbiosa e fatata. Gianluca ci spiega, con la passione negli occhi, i misteri dei branchi che popolano quelle zone, indicandoci anche il luogo segreto dove è posta una foto-trappola, da cui estrae una scheda di memoria che inserisce nel pc portatile e subito tutti ci stringiamo attorno a lui come bambini curiosi quando si aprono i regali di Natale. Sfortunatamente non compaiono passaggi interessanti in quelle ultime registrazioni, ciò nonostante conosciamo grazie a questo momento che cosa significa fare ricerca sul campo e, anche un po’, il sapore della scoperta.

Escursione al Corno alle Scale

Proseguiamo il cammino su spessi tappeti di foglie bagnate o sotto alte volte intricate di rami di abeti. Attraversiamo radure e scopriamo tracce di passaggi dei lupi, di cui ci viene spiegata la dieta grazie ai resti presenti. Sarà forse la fortuna dei principianti, comunque ho anche io l’onore di trovare una “fatta” abbastanza fresca e non zuppa di pioggia!

La giornata rimane nuvolosa e l’escursione viene giustamente abbreviata quando ormai è chiaro che la leggera pioviggine sta diventando pioggia vera e propria e che non smetterà tanto presto.

Lascio malvolentieri quel luogo magico, di cui ho appreso molti segreti sulla sua vegetazione, sulla sua fauna e sulla sua storia geologica e intanto penso che vorrei avere un Gianluca Maini anche quando mi inoltro nei boschi delle mie montagne: avere un esperto che ti spieghi in modo così chiaro ciò che da sola puoi solo domandarti cosa sia, senza mai avere risposta, è davvero un’occasione preziosa.

Castello Manservisi

Ormai la domenica volge al termine e tornati al Castello non resta che ringraziare e salutare con affetto tutti i protagonisti di questa meravigliosa Festa, caricare i bagagli in auto e imboccare la strada del ritorno a Torino, con nelle orecchie ancora la voce profonda dei boschi.  

                                                       ——–

Storytelling Festa del lupo 2018 
di Valentina Mainoldi

C’era una volta un lupo, ma non è la favola di Cappuccetto Rosso è molto altro è molto di più, però sembra una favola perché si svolge tutta in un castello,lo splendido e suggestivo castello Manservisi.

Staff festa del lupo 2018

Perdonate il mio incipit fiabesco, ma dopotutto dentro sono ancora un po’ bambina, ma tornando ai giorni nostri ho avuto la fortuna di essere al fianco di Maria durante la preparazione della Festa del Lupo 2018, la vedevo molto presa e indaffarata per l’organizzazione ovviamente insieme ad Antonio, ma io confesso che ancora non avevo capito bene di cosa si trattasse; io amo da sempre molto gli animali, ma nello specifico devo confessare, che non mi ero mai soffermata troppo sulla figura del lupo. Beh l’occasione era arrivata..e quindi parto super entusiasta alla volta di Castello Manservisi a Castelluccio di Porretta Terme e lì ho scoperto un mondo per me nuovo ma affascinante e pieno di calore.

Il tutto inizia con l’inaugurazione della splendida mostra fotografica, non ho mai visto tante foto di una natura talmente bella da sembrare finta e poi il lupo, quell’animale stupendo al quale mi stavo avvicinando e sul quale scoprivo tantissime notizie. Il gruppo di persone che partecipavano alla festa mi ha colpito tantissimo, in positivo ovviamente, persone che in parte si conoscevano e in parte no ma hanno condiviso ogni singolo momento di questi tre giorni all’unisono.

La sera al buio sotto la pioggia ci siamo diretti tutti nel bosco a fare wolf howling; penso che sia stata una delle esperienze più suggestive che abbia vissuto, purtroppo causa anche il mal tempo i lupi non hanno risposto, ma l’emozione è rimasta nel cuore.

Il giorno dopo tante testimonianze e dibattiti di persone sulla vita dei lupi e su tutto quello che racchiude il suo mondo, accompagnato dal suono dei flauti dei nativi americani e da castagne cotte nel camino, tutti avvolti in un’atmosfera magica.

Credo che non ringrazierò mai abbastanza Maria ed Antonio per avermi dato l’opportunità di vivere questa esperienza che mi ha permesso di conoscere e imparare un’infinità di nozioni, ma soprattutto che per tre giorni mi ha fatto viaggiare e, passatemi il termine, ballare con i lupi.

                                                   ——–

Resoconto di Marco (11 anni)

Ogni 2 anni a novembre c’è la Festa del lupo al Castello Manservisi a Porretta Terme (Bo) in montagna.
È organizzata da Maria Perrone e Antonio Iannibelli.

Davanti al camino del castello Manservisi, festa del lupo 2018

Abbiamo mangiato e dormito lì ed è stupendo, poi una sera abbiamo fatto wolfhowling: dopo cena, con la pioggia, siamo andati nel bosco, all’inizio con le macchine e poi per un tratto a piedi, nel buio, con le torce che illuminavano il nostro cammino. Dopo un po’ l’organizzatore, Gianluca Maini, ha ululato per tre volte mentre noi facevamo silenzio e ascoltavamo per sentire se i lupi rispondevano; abbiamo aspettato un po’ ma non si sentiva niente, perciò ci siamo spostati e Gianluca ha ululato in un altri due punti, sempre senza che i lupi rispondessero. Quest’anno purtroppo non abbiamo avuto fortuna, ma i lupi sono arrivati vicino al Castello, visto che alcune persone presenti alla festa, nella mattina successiva al wolfhowling, li hanno sentiti ululare. Questa esperienza è stata molto bella per me, mi ha incuriosito e spaventato allo stesso tempo prima di iniziare, ma poi una volta nel bosco ero eccitato per la voglia di sentire il branco ululare.
Poi c’è stata la gara di fotografia naturalistica sul lupo: sono state esposte un centinaio di foto di lupi tutte scattate in natura, ognuno poteva votare 4 foto nell’ordine di gradimento preferito e mettere il foglio con la votazione in una scatola. Tranquilli, non bara nessuno! Alla fine si è fatta l’estrazione per scegliere le 4 foto più belle.
Ci sono anche le conferenze per gli adulti e il laboratorio sugli animali per i più piccoli, dove si possono imparare tante cose grazie alle educatrici di Madreselva.
Hanno anche messo dei mega tavoloni pieni di libri sui lupi!
Altra cosa non meno importante! Il cibo non manca ed è buonissimo, il letto c’è, le attività pure: mancate solo voi!!
Ciao, anzi, arrivederci, alla prossima festa del lupo!!

 

I risultati della nostra ricerca MORTE TRA I LUPI presentati durante il convegno alla festa…


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