Il nuovo articolo di ©Brunella Pernigotti chiarisce definitivamente l’importanza del ruolo naturale del lupo all’interno dei nostri ecosistemi. Uno studio conferma il ruolo del predatore nella rimozione delle carcasse infette e smentisce definitivamente i falsi miti sulla diffusione della PSA (peste suina africana). Attraverso l’analisi di recenti studi scientifici, si mette in evidenza come la natura possieda già gli strumenti per autoregolarsi, spesso con un’efficacia che l’intervento umano non riesce a replicare.
Quando si afferma che il lupo è un predatore all’apice della catena alimentare che innesca una cascata trofica tale da modellare positivamente l’ambiente in cui vive, non è un’esagerazione dettata dall’animalismo estremo, o dal desiderio di convincere chi mai si smuoverà dai propri pregiudizi, o da qualche recondito interesse economico o politico. È la semplice verità, che anche chi non ha una laurea in biologia può comprendere, dal momento che il lupo non è una specie aliena al nostro mondo, anzi, è una specie che esiste e si adatta continuamente alla vita sul nostro pianeta da milioni di anni, mentre noi esseri umani, al confronto, siamo bambinetti che portano ancora i pantaloni corti. In natura ogni essere, animale, vegetale, o minerale, ha un particolare ruolo e per svolgere i compiti a lui destinati è guidato dall’istinto e dall’adattamento evolutivo. Chi ha dimenticato il perché della vita e quale è la sua funzione è proprio l’uomo.
Ora, data questa premessa, non mi sono stupita più di tanto quando, nel suo interessante studio sulla gestione (che risulta essere disastrosa) dei cinghiali, il professor Mazzatenta ha citato il fatto che se la caccia al cinghiale da parte degli uomini per contenere la proliferazione della specie è controproducente per tutta una serie di motivi, ormonali, fisiologici e di comunicazione chimica, le predazioni effettuate dai lupi, invece, servono a ridurre il numero di esemplari di cinghiali in modo naturale, direi quasi logico. Wild Boar Management and Environmental Degradation: A Matter of Ecophysiology—The Italian Case | MDPI Infatti i lupi sanno selezionare tramite segnali olfattivi e a volte lunghe osservazioni una possibile preda che solitamente presenta determinate caratteristiche: debolezza, età avanzata o eccessivamente giovane, malattia. Il lupo deve nutrirsi con il miglior risultato e il minor rischio per la propria incolumità quindi certamente non andrà a scegliersi un animale adulto, nel pieno delle forze. L’uomo invece, checché ne dicano coloro che si autoproclamano guardiani dell’ambiente naturale, spara al primo animale che trova, o meglio, che bracca la sua muta di cani, lanciati e incitati a stanare i cinghiali; cani che peraltro spesso rischiano di rimanere feriti o uccisi poiché hanno perso l’istinto di sopravvivenza che invece protegge il lupo in uno scontro predatore-preda.
A tutte le azioni squilibrate commesse nei confronti di un ambiente naturale che si vuole proteggere solo a parole ma che in realtà viene messo a durissima prova dall’esistenza della specie umana, si possono opporre solo considerazioni ed argomentazioni basate sulla scienza, ma anche queste spesso vengono sbeffeggiate e ignorate. Ne è un esempio proprio lo studio del professor Mazzatenta che si è basato sugli unici dati ufficiali esistenti, quelli che di norma sono accettati dalla comunità scientifica per eseguire un’analisi con revisione paritaria; ma questi dati ora vengono contestati da alcuni detrattori perché purtroppo non aggiornati da chi dovrebbe occuparsene a livello governativo.
A proposito però del ruolo del lupo nel contenimento della specie Sus scrofa citato dal professore, ci viene in aiuto uno studio pubblicato su mdpi.com/journal/viruses il 14 ottobre 2021 dal titolo italiano “Valutazione della presenza del virus della peste suina africana (PSA) nelle feci di lupo raccolte in aree della Polonia dove è persistente il virus della PSA.” https://www.mdpi.com/1999-4915/13/10/2062
Come si può leggere nell’Abstract lo studio era mirato a dimostrare il fatto che il lupo, nutrendosi di cinghiali potesse essere, o no, una causa della diffusione del virus in zone anche distanti dai focolai: “La peste suina africana (PSA), causata da un virus a DNA (ASFV) appartenente al genere Asfivirus della famiglia Asfarviridae, è una delle malattie più pericolose per i suini. Negli ultimi anni, si è diffusa tra le popolazioni di cinghiali e suini nei paesi dell’Europa orientale e centrale, causando ingenti perdite economiche. Sebbene la presenza locale di PSA sia positivamente correlata alla densità di cinghiali, l’ecologia di questa specie (struttura sociale, comportamenti relativi agli spostamenti) limita la trasmissione a lungo raggio della malattia. Pertanto, si è ipotizzato che i carnivori noti per l’elevata mobilità giornaliera e la capacità di dispersione a lungo raggio, come il lupo (Canis lupus), possano essere vettori indiretti dell’ASFV.”
Per verificare questa ipotesi, alcuni biologi appartenenti a vari dipartimenti di biologia, biotecnologia, ed ecologia presenti nelle università della Polonia, hanno analizzato 62 campioni fecali di lupo raccolti principalmente in zone della Polonia dichiarate aree a rischio di PSA. Questo set di dati includeva 20 campioni in cui era stata confermata la presenza di resti di cinghiale, 13 dei quali raccolti in prossimità di luoghi in cui i lupi muniti di collare GPS si nutrivano di carcasse di cinghiale.
Tutti i campioni fecali analizzati sono risultati negativi al virus della PSA, anche se otto delle nove carcasse di cinghiale consumate dai lupi monitorati con radiocollare erano positive. Da ciò si deduce che, anche quando i lupi consumano la carne di un cinghiale colpito dal virus della PSA, questo non sopravvive al passaggio nell’intestino del predatore. Quindi, non solo i lupi eliminano in gran parte gli animali malati, ma potrebbero addirittura limitare la trasmissione del virus della PSA rimuovendo le carcasse infette.
Ripeto, non mi stupisce questa notizia perché va a confermare ciò che da sempre io penso: la Natura non ha bisogno di essere gestita, amministrata o regolata dall’essere umano, poiché noi siamo come un bambino di 4 anni che pretende, a suon di balbettii, di insegnare la fisica quantistica a un premio Nobel.
Il lupo è una creatura troppo mitizzata, in senso buono e in senso cattivo, lo si è ammantato di leggende e falsità che non merita. Riposizioniamolo per favore all’interno di un ecosistema che sa funzionare benissimo da solo, modulandosi, adattandosi e ricreandosi a seconda della situazione, privilegiando la continuità della vita in tutte le sue forme. Ogni creatura, lupo compreso, è utile e funzionale al mantenimento dell’equilibrio che alimenta la vita stessa del pianeta. Se l’uomo ha delle esigenze di sopravvivenza, il che è giusto e comprensibile, deve imparare a essere flessibile, a comportarsi come un elemento del quadro: non può pretendere di uscirne e ridipingere la scena a proprio uso e consumo, perché non ha gli strumenti e neppure le competenze. Ciò che in Natura avviene spontaneamente, per noi uomini invece deve essere determinato da una scelta consapevole, da una presa di coscienza che solo stabilendo relazioni in armonia con l’ambiente e le sue creature, possiamo sopravvivere ed essere degni di abitare un luogo che per miracolo o per caso ci ospita.




