Gestione dei cinghiali: abbiamo le prove

Di Brunella Pernigotti

Abbiamo le prove finalmente per arrestare l’incriminato! Ma, come direbbe il Commissario Montalbano, ormai mi sono “fatta persuasa” che il colpevole non verrà arrestato. Sì, perché chi studia i problemi del degrado ambientale e dell’emergenza rappresentata dalla coesistenza dell’uomo con alcune specie di animali selvatici, nella fattispecie i cinghiali, da anni ormai ne conosceva e denunciava le cause, ma non aveva dati scientifici sufficienti per poter emettere un giudizio definitivo. Il nuovo studio del Professore Associato Andrea Mazzatenta, del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi di Chieti-Pescara “G. d’Annunzio”, pubblicato il 6 gennaio scorso sul Journal “Conservation”, fornisce ora le prove biologiche ed ecologiche per poter affermare con certezza che l’esplosione del numero di cinghiali presenti in Italia è causata da una pressione antropica esagerata e senza controllo.

I cinghiali possono, secondo questo studio, essere considerati un paradigma per poter comprendere quanto paradossalmente l’intervento umano effettuato per risolvere un problema ecologico, già di origine antropica, lo peggiori ulteriormente, se non è supportato da un’adeguata conoscenza delle leggi naturali che non solo regolano da milioni di anni i comportamenti degli esseri viventi, ma che anche possono presentare modifiche sorprendenti, al fine di mantenere la sostenibilità ambientale della vita sulla Terra.
I cinghiali, dunque, rappresentano un esempio molto attuale del conflitto in atto tra natura selvatica e attività umane. Sempre più spesso leggiamo di incontri ormai diventati di routine con individui che grufolano tra i rifiuti in strade urbane, o di incidenti stradali anche gravi causati dall’impatto con uno di questi animali. La percezione del pubblico è condizionata da notizie sempre più allarmanti che riportano parole come “invasione”, “assedio”, “aggressioni”, tanto da indurre sempre di più l’idea che la soluzione sia quella di dare la caccia con ogni mezzo a questi animali che sembrano essere ovunque.

Storicamente, ci racconta l’articolo, almeno fino all’inizio del secolo scorso, i cinghiali autoctoni occupavano territori limitati, erano più piccoli e meno prolifici di quelli attuali. Ma dopo la Seconda Guerra Mondiale e soprattutto negli anni ’50 dopo la quasi estinzione della specie, in Italia vennero introdotti, senza un adeguato controllo, animali principalmente provenienti dall’Est Europa e appartenenti a linee genetiche diverse, per creare un bacino di prede a scopo venatorio. Questi individui presentavano già di per sé una maggiore adattabilità, nonché dimensioni maggiori e accentuata prolificità rispetto ai nostrani, ma senza apportare sostanziali modifiche alla densità delle popolazioni presenti nella penisola. L’incredibile esplosione demografica della specie, invece, è avvenuta in Italia solo 50 anni più tardi, con un aumento di circa il 60% della popolazione in soli quasi due anni, in concomitanza, guarda caso, con l’applicazione di nuove strategie di controllo e di piani di abbattimenti da parte dell’uomo.
Per capire a fondo le ragioni dell’attuale emergenza cinghiali, ci dice lo studio succitato, è necessario avere un approccio olistico, considerando tutti gli elementi che contribuiscono a creare il quadro completo, quali la storia, l’ambiente, la biologia della specie, la sua fisiologia riproduttiva e il tipo di comunicazione chimica usata.
Nel tempo, naturalmente, si sono analizzate diverse cause cui attribuire questo fenomeno, quali il cambiamento climatico e la riduzione degli habitat naturali, ma, come si legge nell’articolo, queste non bastano a giustificare l’aumento improvviso ed esponenziale di cinghiali verificatosi recentemente in ogni territorio italiano, dalle coste, alle foreste, alle periferie delle città. Anzi, in effetti, il consumo di suolo e l’aumento delle zone abitate, secondo la casistica, avrebbero dovuto causare stress negli animali con conseguente riduzione di prolificità. Quindi il perché dell’esplosione demografica va cercata altrove.

A parte l’aspetto storico e climatico, c’è anche l’importante questione dei dati raccolti negli anni sulla densità e distribuzione dei branchi di cinghiali e qui si rileva una grave lacuna: gli enti governativi da anni non forniscono una fotografia organica e completa, ma solo informazioni discontinue e frammentarie, alimentando così nel tempo la convinzione tra la gente comune e gli amministratori pubblici che solo misure severe di controllo e abbattimenti selettivi avrebbero potuto risolvere la situazione.
Lo studio del Professor Mazzatenta arriva ora a gettare una nuova luce sull’intera situazione. Lo scienziato infatti ha analizzato e raccolto dati ricavati da report nazionali, regionali e locali che coprono un periodo dal 1900 al 2023 relativi alla distribuzione, all’abbondanza e alle pratiche di gestione dei cinghiali, consentendo la ricostruzione delle tendenze spaziali e demografiche; ha poi ricavato i dati sui feromoni, sulla comunicazione chimica e sulle strategie riproduttive dalla letteratura peer-reviewed e li ha analizzati sistematicamente utilizzando database molecolari (si rimanda alla lettura dell’articolo originale per maggiori dettagli) per determinare l’identità dei composti, identificare le molecole candidate e dedurne la funzione fisiologica. I risultati ottenuti hanno permesso di creare un modello statistico da cui è emerso che la specie, sotto la sempre maggiore pressione antropica causata dalla caccia selettiva e di controllo, ha sviluppato, come Natura vuole, paradossali strategie di difesa basate sull’aumento degli eventi riproduttivi e del numero dei nuovi nati. Infatti se un cacciatore abbatte, per esempio durante una braccata, la matriarca o il maschio adulto, che sono di solito gli individui che più si espongono per difendere il branco, tutte le femmine giovani, il cui estro era inibito tramite una serie di comunicazioni chimico-ormonali dalla matriarca, vanno subito in calore e i giovani maschi, producendo più spermatozoi rispetto all’adulto, possono accoppiarsi frequentemente e con maggior successo. Praticamente per la sopravvivenza della specie, sotto la minaccia della pressione venatoria, la Natura ordina ai giovani di sbrigarsi a fare figli: si chiama adattamento fisiologico.

I cinghiali hanno un predatore naturale, il lupo, che conosce per istinto ed esperienza millenaria le leggi naturali e che si è evoluto in stretta relazione con le sue prede per mantenere in equilibrio l’ambiente in cui vive. Il lupo di certo non va a caccia in modo indiscriminato e scriteriato, ma seleziona gli animali molto giovani, deboli, o malati, mantiene la specie in salute e contribuisce a limitare la diffusione di malattie. Il predatore uomo, invece esercita una pressione insostenibile sulla specie target, non si basa su dati scientifici e neppure sul proprio istinto naturale ormai svanito, uccidendo così gli individui più forti e in salute, senza curarsi delle conseguenze. Eppure invece di riconoscere ai lupi il loro ruolo indispensabile di equilibratori naturali, vorremmo sterminare pure loro!
Esiste quella che io chiamo ignoranza primaria, cioè il semplice fatto di non conoscere i principi scientifici di etologia, fisiologia e biologia che regolano l’ambiente e l’ecosistema in cui viviamo. Poi però c’è l’ignoranza secondaria o applicata, più grave e colpevole della prima, poiché essa è l’atto intenzionale di voler ignorare tali principi e gli studi scientifici ed esatti che li corroborano. Questo avviene quando in ambito politico vengono prese decisioni secondo interessi economici o personali, che possono modificare e stressare l’habitat, con improvvisazione e pressapochismo, senza rendersi conto che tali iniziative possono portare a un punto di non ritorno. Quando le dinamiche ecofisiologiche di una specie vengono ignorate, tutto l’habitat subisce dei cambiamenti, perché ogni scelta ha un suo prezzo da pagare. Nel caso dei cinghiali, spesso ormai nel mirino di articoli sensazionalistici e di fucili sempre più fumanti, non si tiene conto mai del fatto che se gli animali si sentono spinti da una pressione antropica esasperata, essi si spostano cercando luoghi più sicuri e certamente, tra un bosco in cui presto capiscono che possono essere stanati e braccati da un esercito di cani e cacciatori e una zona urbana più tranquilla, sceglieranno quest’ultima che, tra l’altro, troppo spesso fornisce cibo facile come presso un self-service gratuito.
Non credo che un amministratore della cosa pubblica abbia bisogno di una laurea per comprendere che per evitare “l’invasione” di cinghiali in città sia necessario in primo luogo gestire meglio la raccolta dei rifiuti urbani e poi alleggerire la pressione venatoria.

In definitiva, tutti dovrebbero leggere e studiare la ricerca del Professor Mazzatenta, che è preziosa e innovativa, poiché ci spiega e ci fornisce le prove di quanto la conoscenza approfondita delle interazioni inter e intra specifiche siano importanti per un’amministrazione sostenibile delle aree dove vita naturale e attività umane si incontrano. L’ambiente in cui viviamo appartiene a tutti e la specie umana non ha più diritti su di esso rispetto alle altre, anche perché l’essere umano appartiene all’unica specie che, invece di mantenere un equilibrio sano e vitale, si adopera per adattarlo e impoverirlo a suo uso e consumo.
Secondo la saggezza degli antichi greci gli uomini sono molto spesso affetti da hybris (dal greco ὕβρις) cioè dall’arroganza e dalla superbia che li porta alla trasgressione dei limiti imposti agli esseri umani, una tracotanza smisurata, cioè, che porta a sfidare le leggi e l’ordine naturale del cosmo. Ma la hybris è destinata a essere riequilibrata dalla nemesis, una punizione che arriva sempre, inevitabile e necessaria.

https://www.abolizionecaccia.it/risorse/letteratura-su-specie/gestione-dei-cinghiali-e-degrado-ambientale-una-questione-di-ecofisiologia-il-caso-italiano-andrea-mazzatenta

28 commenti su “Gestione dei cinghiali: abbiamo le prove”

  1. Condivido pienamente quanto esposto nell’articolo. e mi augurerei che venisse letto da chi ci amministra, e letto in obiettivo e non influenzato dalla lobby dei cacciatori

  2. Il professore se le inventa tutte pur di parlare male dell’attività venatoria. Prima baggianata le immissioni di cinghiali dell’est. Tutti si rimbalzano a vicenda questa falsità e nessuno di loro c’era. Ma parlano per sentito dire. Noi c’eravamo e non è vero. Il nostro cinghiale trova nell’abbandono delle campagne tanto cibo. E se mangia su riproduce come quelli dell’est. Il problema sono le tantissime zone protette che fanno da serbatoi intoccabili. Lo dice chiaramente L’ISPRA.Poi altra baggianata le femmine che si riproducono di più. Due volte l’anno. Dove le ha mai viste il professore? Se impiega quasi 4 mesi di gravidanza il resto per allevarli quando la fa la seconda? Falso. Casomai 2 volte in 3 anni. I maschi si accoppiano a settembre Ottobre. E si accoppia il più forte. E le copre tutte. E sono sempre tutte in cinta. Non ne rimane nessuna vuota. Quindi dove sta il di più? Mazzatenta non è nuovo a simili fantascienze perché animalista e anticaccia. Legga quello che dice l’Ispra. Il cinghiale dell’est è migrato attraverso le Alpi da Francia e Slovenia. Ecco come arrivato. Non dalla cortina di ferro russa che c’era dove non passava nulla. Se volete parlare male della caccia inventatevi cose più veritiere.

  3. Cercando di mettere un po’ di ordine nel modo odierno di discutere un fatto,non riusciamo più a riconoscere una voce autorevole superpartes,posso solo riportare quel che i miei occhi da osservatore amico di tutti gli animali hanno potuto scorgere.Luglio 2025 due femmine partoriscono,dopo pochi giorni arrivano nella fattoria che gestisco con la prima 5 piccoli e l’altra un solo piccolo.Pochi giorni sono bastati perché le due matriarche fecero un unico branco.Crescendo e frequentando i terreni quasi giornalmente a dicembre,ormai cresciuta la prole,a metà mese le mamme sono andate in calore attirando due maschi adulti per la stazza credo dominanti.Il tutto è stato svolto sotto gli occhi dei piccoli ragazzi ormai cresciuti ed è durato alcuni giorni.Finiti gli atti riproduttivi i maschi come sono arrivati si sono allontanati con la loro mole impossibile da descrivere,veramente grandi, dopodiché il branco ha continuato a fare le loro giornate di razzolamento tra bosco e campagna continuando con il solito spirito gentile.Si parlo di gentilezza perché personalmente ho sempre ricevuto questo atteggiamento da loro,cosa difficile da pensare se si ascoltano i racconti sul cinghiale,forse la stessa moneta con cui li abbiamo trattati noi semplicemente non vivendoli con odio e paura.Ringrazio per l’ascolto.

  4. Le chiacchiere stanno a zero, è ora di intervenire subito e massicciamente per risolvere questo serio problema, questi animali provocano continui incidenti stradali purtroppo anche mortali,per non parlare dei danni all’ agricoltura che sono in continua crescita. Non ci aspettiamo che i lupo ci risolva il problema, il lupo va dove le prede sono più facili, gregge, animali domestici, sa che il cinghiale sa difendersi benissimo. Parlate con le persone che abitano le campagne che subiscono continui razzie agli orti, e gli agricoltori che sono esasperati. È facile parlare seduti sui sofà, additando e screditando di continuo il mondo venatorio, mentre bisognerebbe incentivarli perché sono solo loro che possono arginare il problema.

  5. Vivo in Sardegna da 6 anni e sono terrorizzato nel guidare la sera perché i cinghiali improvvisamente sfrecciano da una parte all’altra della strada causando spesso incidenti .

  6. È una teoria un po stramba, strumentale contro il mondo venatorio. Si parla di esplosione demografica dagli anni 60, guardavano quando sono aumentate le aree protette e i parchi, mentre il numero dei cacciatori è dimezzato. Inoltre anche i lupi sono aumentati quindi secondo tale teoria anche la pressione di altri predatori provoca laumedella prole e dei tempi di riproduzione. Si poteva fare uno studio serio, no una barzelletta…

  7. Questo signore ha studiato così tanto per dare la colpa al mondo venatorio. Complimenti, venga a lavorare in campagna con i lupi che uccidono anche gli animali domestici, forse capirebbe qualcosa in più

  8. Una cosa utile può essere fatta adeguare le norme che regolano le forme di prelievo in questi anni si è guardato e si è favorita una sola forma di prelievo è necessario operare in modo selettivo ma questo si scontra con altri interessi che nulla hanno a che fare con il controllo della specie.
    L’esimio professore, se le sue conclusioni sono giuste, non ci offre soluzioni.

  9. Avete tralasciato di considerare nei vostri studi un piccolissimo particolare.
    Negli ultimi 60 anni si sono moltiplicate a dismisura le aree protette, a vario titolo, parchi (nazionali regionali, provinciali), oasi, zone di ripopolamento, zone di rispetto e quant’altro. Fondamentalmente lo scopo principale è stato di interdire la caccia in queste zone. Ecco che i cinghiali iEcco che i cinghiali hanno trovato degli ampi spazi dove potersi tranquillamente riprodurre in assenza del loro principale antagonista, il cacciatore.

  10. Giuliano….non ho tempo di seguire tutto…cinghiali in città ci sta tutto…maleducazione abbandono rifiuti etc etc
    Ma nelle campagne nelle aziende agricole ma vi siete mai preoccupati dei danni mastodontici che fanno?certo i soldi non sono i vostri quindi vi permettere di disquisire su situazioni che non solo non conoscete ma che non vi interessano nulla…solo principi elementari e naturalistici che tutti abbiamo ma che poi si scontrano con una realtà devastante…tanto a chi parla cosa interessa? Ma e tutto così quello che mi rattrista non sono le opinioni dei ben pensanti ma l’assoluta mancanza di interventi mirati di opere di difesa. Solo e soltanto chiacchiere

  11. Destinare aree riservate in zone molto lontane dai centri abitati e catturare i cinghiali con siringhe con potenti sonniferi e dopo trasferirli in queste aree e quindi procedere alla loro sterilizzazione.non vedo nessun altra soluzione.

  12. Sl i cacciatori prima li hanno introdotti e poi fanno ancora più danni cacciandoli indiscrinstamete per divertirsi.,..creano problemi alla biodiversità oltre all’ alta pericolosità che rappresentano

  13. Tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso le province di Cuneo e Torino in testa (, buonanima assessore Teobaldo Fenoglio) hanno immesso coi soldi pubblici cinghiali provenienti dall’est europeo. Io c’ero e chi nega è in malafede. Ma a fini venatori sono stati immessi in Piemonte anche mufloni, daini, cervi provenienti daChambord in Francia, minilepri e si continuano a immettere usa getta per il sollazzo dei cacciatori fagiai i, lepri, starne, pernici e quaglie di allevamento. È ora di mettere fine a questa porcheria della caccia.

  14. Anche ISPRA critica le battute al cinghiale che disperdono i branchi, li allontanano dalle aree vocate e li spingono verso le aree coltivate e le aree urbane. Alcune associazioni di agricoltori come il COARP hanno iniziato a comprendere il danno causato dall’ attività delle squadre di caccia al cinghiale. L’ attività venatoria vive con questo governo gli ultimi sussulti della sua agonia. I cacciatori si rassegnino ad appendere il fucile al chiodo tra non molti anni. La civiltà lo richiede.

  15. Il paradiso degli animalari è servito…..con queste grandi deduzioni si è proprio prevaricato qualsiasi concetto su risorse e territorio vedi l’aumento di qualsiasi specie non autoctona, poiché le aree non cacciabili vedi zone urbane o di rispetto dove è semplicemente intervenire è interdetto vedi regole sempre più stringenti vedi ilpralismo ambientalista fa vedere l’uomo col fucile l’attività venatoria demoniaca e immorale impedendo così di intervenire dove necessario come succede in altri paesi dove l’uomo col fucile è eticamente rispettato e visto come un semplice passionista e operatore umano cosa vi potete aspettare in questo paese che culturalmente ha perso il proprio patrimonio genetico a favore di animalismo celebrò lesi…..

  16. Ma per cortesia voi cacciatori fate solo danni non fate altro che aggravare la situazioni.ho fatto un corso come selettore ed i professori indicavano in base a degli studi effettuati la braccata incide con la forte incrementazione dei cinghiali

  17. Sono completamente daccordo col sig. Riccardo vorrei mettere in evidenza le tante zone protette che hanno create un sovraffollamento aggevolato da una diminuzione dei cacciatori

  18. Giuliocarlo Schettini

    Non risponde al vero che una scrofa possa avere più gravidanze. In nessuna circostanza (pressione venatoria).
    Vero però che: 1) la maturità sessuale della femmina arriva Tra i 20 ed i 30 kg (il maschio, invece, deve “conquistarsi” il suo “harem” combattendo, ergo anche se fisicamente maturo possono passare anni prima che si riproduca) ; 2) grazie all’abbondanza di territorio (abbandonato dalla agricoltura, coltivato con tecniche intensive e soggetto a vincoli come parchi ed oasi) e di cibo, le femmine raggiungono in anticipo la fertilità. Di qui i parti “fuori stagione” che inducono all’errore dei parti multipli: grazie anche al cambiamento climatico, oltre alla abbondanza di cibo, la mortalità infantile è prossima allo zero.
    Detto ciò, stimando 5 cuccioli per ogni scrofa (hanno 8 capezzoli ma solo 6 danno latte. 5 è il numero per statistica assegnato ad ogni femmina) e rammentando la struttura matriarcale del cinghiale, un branco di 5 scrofe, dopo la gestazione conterà 30 elementi (25 cuccioli+5 genitrici). In assenza di decessi e stimando che dei 25 cuccioli 12 siano femmine, l’anno successivo (stima in difetto) avremo un branco di 115 animali (eravamo a branco da 30 di cui 5 femmine capostipite e 12 femmine giovani per un totale di 17 femmine che generano 85 cuccioli. Ergo 85+30 del branco iniziale = 115).
    Partenza 5 scrofe. Tempo anni 2.
    Predatori naturali?
    Il “nocciolina” (cinghiale cucciolo striato) di 1-3 kg può essere preda anche della volpe. Il soggetto di 20/30 kg può essere predato dal lupo, ma deve essere “sbrancato”, cosa non impossibile ma difficile.
    E mettiamoci nei panni del lupo. Meglio che io lupo vada a caccia del cinghiale, facendo fatica e rischiando la pelliccia, o piuttosto non azzanni una bella e soprattutto indifesa pecora? (sull’Appennino anche vitelli e puledri). Io non ho mai sentito di lupi feriti dalle pecore.
    Ultimo tratto. Urbanizzazione.
    Le nostre città piacciono a diversi selvatici. Vedi gli storni, diversi passeracei, persino i pappagalli.
    Chi di noi tra doversi sudare il cibo e trovarselo bello pronto non sceglie questa seconda opzione?
    Ecco qui. I cassonetti sono i Mc Donald’s dei cinghiali. Ma è solo colpa nostra.
    Dove c’è cibo c’è vita. Vegetale ed animale (esempio mia moglie pratica la speleologia Urbana. Ma dove non c’è luce, cibo, acqua, non ci sono né vegetali né alcun tipo di animale).
    Il territorio va (andrebbe) gestito. A partire proprio dalla terra. Da come è coltivato ed infine da chi e quanti animali (uomo compreso) vi vivono sopra.
    Pian del Cansiglio? A rischio una delle foreste più belle d’Italia causa il sovrannumero di ungulati (che per fame mangiano la corteccia degli alberi che poi seccano).
    Ogni eccesso è in re ipsa negativo.
    Se una specie è sottonumero diviene a rischio di estinzione, ma pure il contrario, il sovrannumero, provoca dissesti.
    Infine. Abbiamo tonnellate di carne sana e buona (a costo di allevamento zero). Perché non gestirla con vantaggio di tutti?
    Con buona pace di vegetariani e vegani, la carne dei selvatici, cinghiale in primis, è migliore di quella degli allevamenti. Favorire la sua diffusione a “costi sociali” favorirebbe anche chi ha problemi col carrello della spesa.
    Ultimo dato. Il cinghiale si sposta anche di 40km in una notte. Vero che la braccata lo “disperde”, ma per poco. Perché poi “torna a casa”. Le vere migrazioni sono sempre legate al cibo (dove c’è troppa densità di individui si formano “sottobranchi” che migrano in cerca di nuove aree) o alla riproduzione (i maschi giovani e senza harem vanno alla cerca delle femmine in estro e si combattono con altri maschi).
    Il vero problema della braccata è che si abbattono principalmente gli esemplari adulti. La selezione può “ristrutturare” la compagine sociale dei branchi se è orientata all’abbattimento dei giovani, ripristinando la struttura sociale del cinghiale che è non solo matriarcale ma anche piramidale.
    Abbiamo un problema?
    Può diventare una risorsa.
    Dipende da come lo si gestisce.
    Vedi per esempio i rifiuti.
    In certe Regioni sono un serio problema ed un grosso capitolo di spesa. In altre generano utili. Ma sempre rifiuti sono. Ciò che cambia è la gestione…

  19. Massimiliano Cicerchia

    Come in Toscana sono quasi sparite?
    Lupi e cacciatori di selezione al cinghiale hanno fatto stragi e poi mettiamoci le gabbie per catturarlo nei parchi.
    Quindi per me il personaggio che ha scritto quel papier è il solito incompetente da scrivania

  20. Ma chi l’ha detto che esiste un’emergenza cinghiali? Sicuramente i cacciatori. Ma quelli pur di ammazzare sono capaci sono capaci di mettere in giro storie falsissime. Li vedrei bene al fronte, con la controparte che gli spara addosso. Qui in Garfagnana, nonostante il divieto di caccia per l’altrettanto falsa peste suina, di cinghiali se ne vedono pochini in giro,checché ne dicono i cacciatori, gente che entra nei boschi una o due volte all’anno.

  21. Pingback: Lupi confidenti e sinantropi: quando la colpa e’ dell’uomo – Italian Wild Wolf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *